Seconda parte dell’intervista

  • A volte basta alzare le sguardo per vedere la fotografia ?
    Beh, certo, era tutto li’. E’ che spesso si va in giro senza vedere.

  • Uno scatto al quale sei particolarmente legato?
    Sono davvero pochi quelli a cui tengo. Forse quella di Montecassino, perche’ avevo appena appreso che gli americani avevano iniziato i bombardamenti in Iraq, insomma, la colomba, Montecassino, gli americani ecc. mi ha “smosso” non poco il momento. Poi l’ho utilizzata per una vendita in beneficenza, si quella. Comunque anche la foto dei piccioni in P.zza San Marco e l’altra della processione.



  • Cosa vorresti fotografare ?
    A parte le cose impossibili, mi va bene quello che faccio, sono momenti della mia vita e del mio stare nel mondo.

  • Un episodio che vorresti raccontare legato alla tua esperienza?
    Una scena molto fotogenica a Jiron de la Union a Lima. Un fisarmonicista ed un violinista, tutti e due abbastanza attempati, tutti e due vestiti in maniera semplice, tutti e due (come anche il contorno) molto fotogenici, tutti e due ciechi a chiedere un po’ di spiccioli in cambio della loro musica. Non me la sono sentita di scattare senza che lo sapessero, a me non piace chi se ne approfitta di gente magari piu’ debole, scattando senza farsene accorgere o ignobilmente con l’aiuto di un tele, insomma, il reportage e’ fantastico, ma bisogna avere il coraggio di affrontarli, a viso aperto senza nascondersi o far finta di niente. Gli ho chiesto se potevo fare una foto e mi hanno risposto di no. Sono rimasto per diversi minuti ad ascoltarli, erano bravi davvero! Mi e’ bastato, li ho fotografati con gli occhi e rimane per me una scena indelebile.

  • Cos’è questa serie di scatti con modelle e militari ?
    Una serie di foto realizzate a Lima in Peru’ per conto di una stilista locale che le ha utilizzate per un redazionale su Vanidades, una rivista edita in Florida ma rivolta ai latinoamericani.

  • Quando rivedi le tue vecchie fotografie,cosa pensi?
    Sono momenti che per me hanno un qualche significato, per cui le guardo e viaggio coi ricordi. Non mi viene mai da fare apprezzamenti sulla qualita’ della foto, tanto sinceramente, gia’ la foto di ieri mi sembra sorpassata. Ti voglio raccontare un aneddoto. Un po’ di anni fa salii su a Milano e portai il mio portfolio alla rivista Zoom, era l’unica che in qualche maniera mi interessava e compravo. Portai le foto del sudamerica, loro si dimostrarono interessati e si fotocopiarono tutte le foto, dicendomi che mi avrebbero fatto sapere. Dopo poco piu’ di sei mesi mi mandarono un fax con le 8 foto che avevano deciso di pubblicare. Io nel frattempo avevo lasciato di scattare con la Leica ed ero passato al medio formato anche per le mie foto. In pratica consideravo quelle presentate gia’ vecchie e non mi piacevano piu’, morale gli scrissi dicendogli appunto questo. Loro (un po’ allibiti) mi capirono anche se era la prima volta che gli succedeva una cosa del genere.

  • Il lavoro toglie passione?
    Il lavoro prende tempo, per cui ne rimane sempre meno per fare le fotografie a cui tieni. Ho insegnato per 9 anni, era il periodo per me piu’ fecondo, ero tranquillo e quando fotografavo lo facevo solo per me. Ho deciso di licenziarmi per buttarmi completamente nella fotografia. Non lo rifarei.

  • Ci fai vedere il tuo primo e ultimo scatto?
    Uno dei primi scatti e’ un ritratto a mia madre, nel ‘72 era la mia modella preferita. Uno degli ultimi e’ la foto dell’Atlante a New York con le guglie di San Patrick che escono dall’alto.

  • Un grazie a Paolo per le parole, ricordo il suo sito con altri scatti: Indirizzo web www.paolocardone.it







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