Questa volta un’intervista ad un esperto di fotografia naturalistica….

  • Chi è Luigi Piccirillo ? Classe?
    Sono nato ne l 1967 e vivo a Viareggio.

  • Hai fatto qualche corso di fotografia ?
    Sono completamente autodidatta.

  • Quando hai iniziato a fotografare ?
    Ho cominciato a fotografare ne 2001, ma solo negli ultimi 3 anni mi sono orientato in maniera pressoché esclusiva verso la fotografia naturalistica.

  • Ti piace la natura e gli animali …. ci vuole la passione per fotografargli meglio?
    Ho avuto fin da piccolo la passione per la natura e gli animali e in questo senso la fotografia naturalistica si pone in assoluta continuità quell’orientamento.

  • Attrezzatura fotografica usata (fotocamere, accessori, software)?
    Uso attrezzatura Canon e Nikon, con obiettivi Canon, Nikkor e Sigma mentre per la post produzione mi affido a Photoshop CS3 e a Camera RAW.

  • Mi piace molto, dicci qualcosa di più?
    E’ uno scatto effettuato sui Carpazi, una zona d’Europa ancora molto selvaggia. Amici naturalisti che vivono da quelle parti mi avevano parlato più volte di uno sperone roccioso posto al centro di una stretta vallata spesso sorvolato da rapaci; abbiamo preparato un capanno con piccole assi e reti che abbiamo in seguito ricoperto di vegetazione. I primi due giorni li abbiamo trascorsi in inutile attesa; in quelli successivi siamo però riusciti a fotografare aquile, un nibbio bruno e persino un maschio di gufo reale. La possibilità di effettuare buoni scatti è senza dubbio legato alla capacità di un rapido adattamento alle circostanze, ma altrettanto spesso risulta frutto di un paziente lavoro di preparazione.

  • Uno scatto al quale sei particolarmente legato?
    Ci sono scatti cui si rimane particolarmente legati e non sempre questi coincidono con le proprie foto migliori: si tratta spesso di un legame emotivo correlato alla loro valenza rievocativa. Ho alcuni scatti effettuati in Camargue a stormi numerosissimi di fenicotteri in decollo o in atterraggio: sono scatti in cui ho impiegato lunghe esposizioni che a mio modo di vedere meglio rendevano la sensazione intensa di queste vocianti macchie di colore rosa in movimento caotico. Quegli “strani” scatti, lo confesso, ancor oggi mi emozionano.

  • Un posto dove è più facile la caccia fotografica ?
    Certamente esistono posti in cui per scenario naturale, numero e varietà di specie animali le occasioni per fare buone foto sono maggiori che altrove, ma è in luoghi meno remoti e più facilmente accessibili che occorre fare esperienza affinando tecnica e capacità d’osservazione, senza contare poi che sono proprio i luoghi “sotto casa” ad offrire la possibilità di reiterare i tentativi e a volte sono persino capaci di rivelare un’insospettabile ricchezza faunistica.

  • Un episodio che vorresti raccontare legato alla tua esperienza?
    Ero nelle steppe di Belen, in Extremadura e stavo percorrendo in auto una stradina sterrata e polverosa alla ricerca di falchi grillai, una specie particolarmente diffusa in quei luoghi; all’improvviso ho notato un nugolo di grifoni e avvoltoi monaci roteare sopra la carcassa di un vitellino morto: mi ha impressionato osservare la lunga e inutile difesa della madre che ha da sola tenuto testa per quasi un’ora a una trentina di avvoltoi, caricando tutti quelli che tentavano di avvicinarsi al corpo del piccolo.

  • Consigli per chi inizia a fotografare gli animali?
    Il mio consiglio è quello di cominciare in oasi e parchi faunistici, in luoghi cioè dove i soggetti sono numerosi e facili da avvicinare. Da lì si può cominciare migliorando il proprio bagaglio tecnico e imparando a conoscere le abitudini degli animali che si osservano.

  • Quando rivedi le tue vecchie fotografie,cosa pensi?
    Spesso le trovo “deludenti” e superate. In realtà un’altra cosa che penso spesso è: “aveva ragione Fernando!”, un amico ingegnere informatico che ha inutilmente per anni cercato di convincermi riguardo la superiorità del RAW rispetto al jpeg, formato che ho usato quasi esclusivamente fino a pochissimo tempo fa; se lo avessi ascoltato mi ritroverei senz’altro con un archivio migliore.

  • Il lavoro toglie la passione ?
    Fotografo per passione, ma dovessi farne una professione certamente significherebbe dover accettare alcuni compromessi legati inevitabilmente alle regole di mercato: si tratterebbe comunque, a mio modo di vedere, di una contropartita accettabile.

  • Ci racconti l’appostamento di questa foto ?
    Questa foto l’ho realizzata nelle campagne pisane ed è uno scatto quasi improvvisato. Mi trovavo, all’inizio di maggio, in auto alla ricerca di qualche scorcio paesaggistico quando, lungo un canale asciutto che delimitava un campo di papaveri, ho notato una piccola colonia di gruccioni intenta ai lavori di costruzione del nido: un lungo tunnel scavato nel terreno argilloso. Non avevo con me il capanno mobile, nè la rete mimetica, ma con pazienza ed evitando movimenti bruschi mi sono sdraiato dietro un albero posto a meno di dieci metri dai nidi. I gruccioni dapprima sono volati via, ma poco alla volta, rassicurati anche dalla mia assoluta immobilità, sono tornati ed hanno ricominciato a cacciare e a scavare i nidi come se non ci fossi stato. La foto ritrae proprio uno di loro mentre rotea nel becco un’ape per poi strofinarne l’addome sul posatoio al fine di eliminarne il pungiglione: è un’operazione che compiono normalmente prima di ingoiarle. La soddisfazione maggiore non è stata la foto, ma il clima di fiducia che sono riuscito, poco alla volta, ad instaurare con questi variopinti volatili.

  • Ci fai vedere il tuo primo scatto?
    Si sarà trattato, quasi sicuramente, di un mosso/sfocato scattato da bambino con una compattina a qualche festa, magari il compleanno di un amico: uno dei tanti scatti andati perduti.


  • Un saluto e un grazie; gli episodio raccontati fanno capire la passione per la natura e la voglia di raccontarla.